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Il dittico è un’opera composta da una coppia di tavole di legno dipinte su entrambi i lati e unite da una cerniera, quasi a volere rappresentare un libro. I dittici religiosi sono realizzati, così, per essere scolpiti oppure dipinti, in legno o in metallo venivano usati come immagini portatili per la devozione o preghiera privata. Scopriamo insieme quali sono le principali caratteristiche di queste opere e di quelle più famose.

Le origini del dittico e caratteristiche

Il termine “dittico” anticamente indicava dapprima un qualsiasi oggetto piegato in due e successivamente un oggetto composto da due parti uguali chiamate “valve”. Era dedicato alla scrittura, composto da due tavole in legno o avorio unite da una cerniera che consentiva una chiusura a libro. Da un lato aveva il testo scritto e dall’altro l’immagine incisa. Originariamente le immagini erano dedicate a personaggi illustri e alle proprie imprese.

I dittici avevano grande importanza sia nella vita politica che sociale. Nell’antica Roma venivano dati in regalo ai membri dell’alta società, come oggetti preziosi e celebrativi. Nel tempo, la funzione religiosa venne sostituita da quella classico pagana. Le immagini iniziarono ad acquisire sempre più importanza rispetto al testo. In molti casi aumenta anche il numero delle tavolette.

Caratteristiche dei dittici più famosi

Esistono esemplari di varie epoche anche a cinque elementi come quelli oggi conservati tra i tesori del duomo di Milano. La storia dei dittici si è tramandata nei secoli fino a entrare a fare parte della storia dell’arte con i dittici dipinti, i polittici religiosi medievali a pala d’altare e i dittici con funzione pagana celebrativa. 

Famoso nel Rinascimento è il dittico dipinto da Piero della Francesca, che raffigura il doppio ritratto dei duchi di Urbino, Battista Sforza e Federico da Montefeltro, uno dei più celebri mecenati del Rinascimento italiano. Il dittico nasce quindi, come copertina dei testi per annunciare notizie importanti per poi accompagnare i testi sacri. Successivamente le sole immagini sacre acquisiscono sempre più una propria autonomia in temi sacri e profani.

Il Dittico di Wilton House è in assoluto considerato il capolavoro del Gotico internazionale, tra i più emblematici della pittura europea del XIV secolo. Si tratta di un’opera di un anonimo pittore francese, residente in Inghilterra commissionata dal re Riccardo I e realizzata tra il 1395 e il 1399. Questo dittico prende il nome della casa in cui si trovava, Casa Wilton, nella campagna inglese.

Un oggetto di piccole dimensioni ma di grande fascino e prestigio, dipinto su entrambi i lati. Essendo destinato alla devozione privata può essere chiuso a libro grazie a delle cerniere. Viene considerata un’opera straordinaria per due motivi: per la rarità, in quanto pochissime opere di questo periodo sono sopravvissute alla distruzione delle icone religiose, che seguì l’esecuzione per decapitazione del cattolico re d’Inghilterra Carlo I nel XVII secolo.

Il secondo motivo, invece, riguarda l’abilità tecnica mostrata dall’artista. L’oro, ad esempio, è applicato con maestria e piccoli dettagli come le spille e le corone dei personaggi sono in rilievo. I due pannelli che compongono il dittico sono in legno di quercia, trasformati dalla pittura in una visione celeste.