Perché si perde la bussola?

E’ come se qualcuno prendesse la Terra, la ruotasse di un quarto di giro e la  rimettesse giù in modo che est e ovest diventino rispettivamente nord e sud e viceversa. Sharon Roseman ha vissuto nel suo appartamento con due camere da letto in Colorado per un anno, ma sta ancora imparando a muoversi nella zona. Per tutta la vita si è persa spesso, persino nel suo quartiere, a causa di un disturbo scoperto di recente, il disorientammo topografico dello sviluppo (DTD). In casi come quelli dei malati di Alzheimer, il cattivo senso dell’orientamento è dovuto al deterioramento del cervello. Ma questo non è ciò che avviene quando si è affetti da DTD, perciò nessuno è in grado di spiegare perché Sharon non sa percorrere il tragitto dal fondo della strada in cui abita tino a casa. Le persone affette da DTD sembrano avere un cervello del tutto sano. Si perdono tutti i giorni, negli ambienti più familiari, ma non presentano danni al cervello, condizioni neurologiche o alcun tipo di distinto della memoria. L’orientamento è una delle nostre abilità cognitive più complesse e richiede un insieme di attenzione, percezione e mentono che i neuroscienziati stanno appena iniziando a ricostruire. Gli studi di Iaria potrebbero chiarire ciò che accade nel cervello quando ci si perde. Le persone affette da DTD come Sharon sono casi unici, perché difettano di una sola, cruciale capacità necessaria  all’orientamento: l’abilità di creare ciò che viene chiamato “mappa cognitiva”, ovvero la mappa mentale dell’ambiente circostante. E’ quella che archiviamo nella memoria per ripercorrerla mentalmente e trovare così la strada quando ritorniamo in un luogo che abbiamo già visitato.

Le cellule di direzione: ecco come ci orientiamo

La regione cerebrale fondamentale per formare le mappe cognitive è l’ippocampo, che si trova nel lobo temporale mediale, situato su ciascun lato del cervello, proprio sopra le orecchie. La sua importanza fu scoperta grazie a un piccolo aiuto fornito dai taxisti londinesi. Negli anni Novanta, infatti, scienziati della University College di Londra (UCL) hanno esaminato il cervello di alcuni misti, scoprendo che i loro ippocampi erano diventati insolitamente grossi, grazie al continuo bisogno di orientarsi nell’intricata rete stradale della capitale inglese. Per il momento, non è chiaro in che modo esattamente l’ippocampo interagisca con le altre aree del cervello, ma nuove ricerche stanno iniziando a individuare gli elementi che potrebbero influenzare il nostro comportamento quando ci perdiamo, grazie a studi compiuti sul migliore amico dei neuroscienziati: il ratto. A causa di una struttura del cervello simile a quella del nostro, ci si aspetta che gli esseri umani abbiano neuroni simili a quelli fondamentali nell’orientamento dei ratti, le cosiddette cellule di direzione, che sono state trovate anche in parenti più stretti dell’uomo: le scimmie Rhesus, come il loro nome suggerisce, le cellule di direzione si “accendono” quando la testa del ratto si volge in una certa direzione, formando una sorta di bussola neurale che permette di continuare a distinguere tra avanti, indietro, destra e sinistra, mentre il ratto si muove. Se anche i nostri cervelli sono dotati di questa bussola neurale, allora possediamo un innato senso che informa costantemente il nostro cervello nella direzione verso cui siamo orientati. Anche se occorrono decenni ai tassisti londinesi per affinare le loro doti di orientamento, sembra ora emergere che questo senso della direzione potrebbe essere innato nell’uomo e quindi esistere prima ancora che iniziamo a esplorare il mondo che ci circonda. Nel giugno 2010, in Norvegia, alcuni ricercatori hanno scoperto che le cellule di direzione, nei ratti, sono già completamente sviluppate quando aprono gli occhi e iniziano a muoversi. Appena quindici giorni dopo la nascita. Se i nostri cervelli sono programmati allo stesso modo, ciò significa che la nostra bussola è pronta ad orientarci prima ancora che iniziamo a gattonare o trotterellare in giro. Una volta adulti, se si è così sfortunati da smarrirsi in un territorio disabitato, e se si perde il GPS, la nebbia nasconde il percorso, o semplicemente non si è in grado di trovare la propria posizione sulla mappa, è sulla bussola neurale che occorre fare affidamento per ritrovare la strada.

Gomme auto: pressione e usura

Le statistiche dicono che il numero di incidenti stradali in Italia è in costante aumento: la guida per eccesso di velocità unita alla guida in stato di ebrezza sono tra le principali cause di morte su strada. C’è anche un altro fattore che determina l’aumento degli incidenti stradali e riguarda l’usura degli pneumatici e la pressione sbagliata delle gomme. Una pressione errata negli pneumatici dell’auto, infatti, potrebbe evitare situazioni di grande pericolo sulla strada e mantenere alto il livello di sicurezza di chi guida. Ma come si misura la pressione delle gomme dell’auto?

Gomme auto: come si misura la pressione?

Quando la pressione degli pneumatici è scorretta possono verificarsi, senza dubbio, condizioni di guida pericolose, tra cui:

  • mancata aderenza dell’auto al manto stradale
  • usura precoce degli pneumatici
  • perdita di controllo del veicolo

Tuttavia non esiste una regola generale che stabilisce definitivamente come si misura la pressione degli pneumatici ( si veda https://www.gomme-auto.it/). La pressione, infatti, varia in base alle caratteristiche delle gomme che sono diverse da modello a modello. In linea di massima, è possibile ammettere che la pressione delle gomme dell’auto dipende dal rapporto esistente tra la velocità e il peso della gomma, elementi che sono determinati sulla gomma stessa. Tutti gli pneumatici, infatti, sono provvisti di una serie di dati tra cui il modello, la marca, il peso, la velocità e altro ancora. La pressione delle gomme, inoltre, non è uguale – o può non essere uguale – per tutti gli pneumatici montati su un’auto. In genere, la pressione delle gomme anteriori può essere differente rispetto alla pressione delle gomme posteriori; tuttavia, per avere indicazioni corrette sulla propria auto è necessario consultare le indicazioni fornite dal produttore stesso dell’automobile. Queste indicazioni, possono trovarsi nel cruscotto, nel tappo della benzina oppure possono essere indicate sullo sportello laterale; in ogni caso, è sempre la casa madre dell’automobile che stabilisce come controllare la pressione degli pneumatici e quali sono anche gli pneumatici adatti al veicolo. Se le indicazioni sugli pneumatici non dovessero essere presenti in nessuno dei posti indicati, allora è opportuno leggere direttamente sul libretto di circolazione, dove le indicazioni sugli pneumatici devono essere scritte obbligatoriamente. In genere, le indicazioni fornite dalla casa madre dell’auto sono di due differenti tipi:

  1. pressione veicolo a pieno carico. In questo caso i dati indicati sono riferiti alla pressione degli pneumatici che la casa madre consiglia quando il veicolo viaggia in autostrada;
  2. pressione a carico normale. In questo caso, i dati indicano la pressione degli pneumatici consigliata per andatura normale in città.

A differenza di quanto accade per altri aspetti degli pneumatici, non esiste un modo per capire con precisione quando è necessario controllare la pressione. Per questo motivo, gli esperti consigliano di utilizzare il manometro di precisione, che è l’unico strumento capace di stabilire con correttezza quasi scientifica se la pressione degli pneumatici è sufficiente o meno. I gommisti esperti, sostengono che la pressione degli pneumatici andrebbe controllata almeno una volta al mese; in tutti i casi, è fondamentale controllare la pressione delle gomme dell’auto ogni qual volta ci si accinge a compiere un lungo viaggio e in questi caso è importante far controllare anche la pressione della ruota di scorta.

Pressione pneumatici: perché deve essere sempre giusta?

Ma come fanno gli pneumatici a perdere pressione? Le ragioni potrebbero essere diverse: innanzitutto, l’usura delle gomme è la prima causa di perdita di pressione. E’ sufficiente considerare che – in media – nel corso di un mese uno pneumatico tende a perdere 1 ma anche 2 PSI. Questa perdita, inoltre, può anche aumentare specie quando l’auto vive forti cambiamenti climatici. Nei mesi estivi, ad esempio, quando la temperatura dell’asfalto può anche essere bollente, la pressione degli pneumatici può ridursi drasticamente. Ma cosa succede all’auto quando la pressione delle gomme non è corretta? I rischi a cui si va incontro sono molteplici. Innanzitutto, è fondamentale che la pressione non sia né troppo alta né troppo bassa, perché in questi casi l’auto può perdere aderenza al manto stradale e quindi guidare l’auto può diventare anche molto pericoloso. In particolare, la pressione bassa degli pneumatici combinata a temperature climatiche molto elevate rischia di creare un mix esplosivo che – appunto – può determinare anche l’esplosione degli pneumatici e mettere naturalmente in pericolo la vita di chi guida l’automobile. Inoltre, una gomma con bassa pressione in genere si usura prima del dovuto e produce un consumo di carburante maggiore anche del 3% rispetto a quanto accade per uno pneumatico con pressione regolare. Nel caso in cui invece, la pressione delle gomme è troppo alta il rischio principale che si corre è quello di avere una scarsa aderenza degli pneumatici al manto stradale; in questo caso, infatti, il battistrada tende a diventare più gonfio (perché appunto la pressione è troppo alta) e la sua aderenza rispetto al suolo diminuisce, mettendo quindi a repentaglio la vita di chi guida poiché l’auto rischia di sbandare con una maggiore facilità. Tra i consigli comuni dei gommisti professionisti c’è sempre l’indicazione di non far scendere la pressione degli pneumatici quando sono eccessivamente caldi anche perché, quando fa caldo, è normale che la pressione delle gomme aumenti. Inoltre, è consigliabile sempre installare una piccola valvola quando si procede al cambio delle gomme. Oltre alla pressione, naturalmente, anche il cambio delle gomme è fondamentale per la sicurezza stradale; è importante effettuare il cambio quando il battistrada risulta eccessivamente usurato e, inoltre, si dovrebbe provvedere sempre al cambio simultaneo delle 4 gomme per evitare di montare pneumatici che possiedono caratteristiche diverse. In generale, comunque, quando si cambiano le gomme bisogna attenersi alle indicazioni riportate dalla casa produttrice degli pneumatici che indica tutte le caratteristiche che gli pneumatici devono possedere (quindi, peso, volume, velocità e altro). In genere tutte le indicazioni per gli pneumatici si trovano sul libretto di circolazione relativo alla vettura e vanno seguite sia per quanto riguarda il cambio gomme che per quel che concerne la pressione.

Alcolismo: tra vizio e piacere

Alcolismo: com’è cambiato il rapporto dell’uomo con l’alcol

Negli ultimi due milioni di anni, la dieta umana si è diversificata e da quando siamo diventati agricoltori, abbiamo compiuto scelte alimentari radicalmente in contrasto con le precedenti fonti nutritive. Tuttavia, discendiamo da specie eminentemente frugivore: i nostri antenati erano primati che si cibavano dei tesori zuccherini delle foreste, e chi si nutre di frutta matura consuma anche alcol, benché in quantità ridotte. Parallelamente ai primi esperimenti di coltivazione stanziale dei nostri progenitori neolitici, i primi casi di fermentazione indotta di frutta e cereali potrebbero averne messo in luce i risvolti psicoattivi, con ricadute benefiche sulle scotte energetiche necessarie a far fronte alle nuove sfide poste dalla neonata agricoltura. L’invenzione della distillazione, un processo chimico che risale soltanto a poche migliaia di anni fa, ha poi consentito di cominciare a consumare alcol a eleme concentr.mioni c in forma puramente liquida. Purtroppo, le strategie comportamentali e nutrizionali, efficacissime nella giungla, dove i frutti consumati contenevano quantità limitate di alcol, possono rivelarsi insidiose quando, invece, ci procuriamo la sostanza facendo la spesa al supermercato. Oggi, la disponibilità di alcol è a tutti gli effetti illimitata: e per alcuni. l’eccesso di consunto può condurre all’alcolismo. La consapevolezza della nostra ancestrak esposizione alla inolecok tuttavia, suggerisce che le nostre attuali risposte potrebbero. come in molti altri casi, diveaukre da componamenti un tempo vantaggiosi. La primitiva attitudine a  individuare e consumare rapidamente frutti contenenti alcol, così utile nelle foreste pluviali, nel mondo moderno può trasformarsi in un problema. Argomentazioni simili sono già state utilizzate per spiegare malattie come l’obesità e il diabete, data l’attuale, diffusissima reperibilità di zuccheri e grassi a buon mercato. Le cosiddette patologie da sovralimentazione derivano da uno scollamento tra ambiente alimentare antico e moderno: l’alcolismo potrebbe avere un’origine analoga…

Non siamo tutti uguali

Una prima conferma arriva dalla diversità genetica tra umani moderni, in termini di capacità di metabolizzare l’alcol e della corrispondente tendenza a bere. ln Asia orientale, molti individui presentano un evidente rallentamento della funzionalità dell’enzima (AIDH) responsabile della scissione di uno dei prodotti di ossidazione dell’alcol. Se bevono, queste persone vanno incontro a un accumulo di metaboliti intermedi, tossici, causa di grave malessere: per cui, multi asiatici tendono a non bere affatto. Non conosciamo ancora gli agenti selettivi che hanno determinato una distribuzione geografica tanto sbilanciata di questo tratto caratteristico. Variazioni della capacità di metabolizzare l’alcol sono state riscontrate anche in diverse specie di moscerini della frutta. Dunque, la dipendenza da sostanze alcoliche potrebbe discendere dall’azione di tali agenti di selezione genetica associati all’esposizione alla molecola in epoche primitive. Si sa da tempo che l’alcolismo ha connotazioni familiari e in parte ereditarie, coerenti con questo scenario evolutivo. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare gli effetti positivi del consumo moderato di alcol per la salute umana: è dunque necessario calcolare con attenzione i livelli ottimali di assunzione. È vero che gran parte della popolazione mondiale beve con moderazione, e che una frazione significativa dei nostri simili, per ragioni genetiche o culturali, non beve affatto. Il comico americano Henny Youngman una volta dichiarò: “Quando ho letto di tutti i danni provocati dall’alcol, ho smesso immediatamente. Di leggere”. La prossima volta che terremo in mano un bel boccale di birra, dedichiamo un pensiero alle complesse interazioni ecologiche tra frutti tropicali, lieviti della fermentazione, e antenati degli umani: il primate che c’è in noi, sempre un po’ brillo potrebbe essere più presente di quanto pensiamo.

Prodotti per bambini: perché conviene acquistarli on line

On line si trova davvero qualsiasi cosa e una percentuale crescente di italiani preferisce sempre più il web ai tradizionali negozi per acquistare qualsiasi tipologia di prodotto. Comprare su internet è alla moda, ma soprattutto conviene in termini temporali ed economici. Cerchiamo di capire perché.

Acquisti on line: è boom si consumatrici

Secondo una recente statistica, sarebbero le donne di età compresa tra i 30 e i 50 anni le più assidue consumatrici on line: sul web le donne (soprattutto mamme) comprano qualsiasi cosa: articoli per la casa, per il lavoro, capi d’abbigliamento ma soprattutto prodotti per bambini. Le statistiche, infatti, dimostrano che le vendite nel settore legato all’abbigliamento per i bambini, ai giocattoli e a tutti gli altri prodotti pre e post gravidanza sono in costante aumento. I motivi di questo successo sono molteplici e vanno individuati in una serie di fattori: innanzitutto, acquistando prodotti per bambini su internet si risparmia molto. I prezzi sono competitivi e – se si ha la pazienza di scegliere bene – si possono portare a casa prodotti con un risparmio che va dal 20 al 30%. Il risparmio, tuttavia, non è solo economico, specie per le mamme.

Prodotti per bambini on line: perché conviene

Acquistando prodotti per bambini on line, infatti, è possibile ottenere un forte risparmio anche in termini di tempo: niente stress da traffico in centro all’ora di punta, niente ansia da parcheggio, niente orologio con i minuti contati per via dell’anima che inevitabilmente arriva quando si hanno troppe cose da fare. Sul web, invece si può acquistare qualsiasi cosa a qualsiasi ora del giorno e della notte e questo è un vero vantaggio per le mamme che hanno sempre troppe cose da fare. Così, tantissime donne si dedicano agli acquisti on line dopo cena – magari quando i bimbi dormono – e possono dedicarsi con calma ad analizzare prodotti, caratteristiche ed eventuali taglie da valutare. Inoltre, se fino a qualche anno fa restava il problema di poter acquistare prodotti o indumenti sbagliati; oggi, gli e-commerce migliori propongono un servizio di resa gratuito che è assolutamente conveniente quando si tratta di articoli per bambini. In sostanza si ordina da casa, la merce arriva direttamente a casa e se non va bene qualcuno verrà a riprenderla per provvedere al cambio. Il tutto senza spese aggiuntive. La scelta di negozi on line, inoltre, è davvero molto ampia: in ogni caso, è bene fare attenzione quando di fa shopping on line. Assicuratevi sempre che il negozio abbia esposto i termini e le condizioni di pagamento e che ci sia un regolare numero di partita iva. Da non sottovalutare, poi, anche il servizio di assistenza clienti che deve essere efficiente e funzionale alle possibili domande ed esigenze dei consumatori.

Perché ci piace alzare il gomito?

 

Una nuova ipotesi evolutiva, detta della scimmia ubriaca, mette in relazione gli effetti psicoattivi dell’alcol con la nostra ancestrale esposizione alla molecola, che risale a quando eravamo primati e ci cibavamo di frutti. Gli zuccheri contenuti nella frutta costituiscono la base dell’alimentazione di migliaia di specie di uccelli e mammiferi. Soprattutto ai Tropici, dove l’umidità è elevatissima, fa molto caldo e i lieviti abbondano, la frutta tende a fermentare, sviluppando alcol oltre ai già gratificanti carboidrati. Gli animali che mangiano, oltre a sfamarsi, si inebriano. Non è necessariamente un male: annusando i vapori alcolici, diverse specie percorrono grandi distanze fino ad arrivare, a colpo sicuro, a riserve di frutta che garantiscono loro il necessario apporto calorico. Una volta raggiunta la meta, l’alcol può inoltre stimolare l’appetito, incoraggiando una maggior rapidità di consumo: è l’effetto-aperitivo, oggi tanto di moda. E’ dunque probabile che le nostre risposte comportamentali a queste molecole psicoattive si siano modellate durante il percorso evolutivo. Si tratta di sostanze solitamente benefiche, che possono però presentare aspetti negativi legati al consumo eccessivo e all’abuso: altre spiacevoli, benché prevedibili, conseguenze dell’evoluzione.

Veleno o panacea?

Molti composti alimentari sono essenziali per la nostra sopravvivenza, ma anche deleteri o addirittura tossici quando si superano determinate quantità. Tra gli esempi più ovvi citiamo i grassi e i carboidrati, carburanti effettivi del nostro organismo il cui consumo eccessivo, però conduce all’obesità. Analogamente, diverse vitamine e minerali sono presenze fondamentali nella nostra dieta, se in quantità minimali: oltre certi livelli, diventano invece sostanze pericolose. Questo effetto ha un nome: i tossicologi lo chiamano ‘ormeggi’ ed è il principio per il quale quantità moderate determinano il massimo beneficio e riducono il costo dell’esposizione a composti alimenti tossici. Anche la completa astinenza, peraltro, può non essere salutare. Il consumo di alcol rientra forse in questa categoria di sostanze? Gli scienziati ritengono di sì. Già a partire dagli anni Settanta e dagli studi condotti da Art Klatsky presso il consorzio sanitario Kaiser Permanente a Oaldand, in California, è stato dimostrato che il consumo moderato di alcol (tipicamente, da uno a tre drink al giorno) appena considerevoli benefici alla salute umana, prolungando anche la speranza di vita rispetto sia a chi è astemio, sia a chi supera le quantità indicate. La maggioranza di questi effetti è riferibile al ridotto rischio cardiovascolate. Significativamente, risultati analoghi si ottengono esponendo moscerini della frutta adulti a vapori alcolici in diverse concentrazioni: l’atto di vita diventa massimo a livelli intermedi di esposizione. In natura, le drosofile seguono infatti le scie alcoliche, volando sopravvento fino a raggiungere frutti maturi e fermentati sui quali depongono le uova, e sui quali, alla schiusa, si sviluppano le larve. L’esposizione all’alcol è dunque un tratto caratteristico della biologia di questi moscerini. Ma quando si pasca ai primati, seguendone la discendenza fino ai moderni umani, com’è descrivibile l’evoluzione storica del consumo di alcol?

Scimmie ubriache

Noi umani consumiamo una grande varietà di cibi, ma siamo diventati così avventurosi soltanto in epoca relativamente recente: apparteniamo ai grandi primati, che discendono da altre scimmie la cui alimentazione comprendeva prevalentemente frutta. Per esempio, i nostri parenti più prossimi tuttora in vita (i gibboni, gli oranghi, i gorilla e gli scimpanzé) si nutrono quasi esclusivamente di frutti di grandi dimensioni e molto zuccherini. Fanno eccezione i gorilla di montagna, che prediligono vegetazione erbacea vista la scarsità di altre piante ad altitudini di oltre 1500 metri in zone tropicali. Effettivamente, i primati si sono diversificati, diventando le creature frugivore dei bassipiani tropicali che conosciamo, circa 45 milioni di anni fa. Diverse mutazioni adattive sensoriali, per esempio la visione stereoscopica (tridimertsionale)e nicromatica, oggi consentono alle scimmie di distinguere i frutti più maturi e colorati, altrimenti invisibili a distanza, nascosti dalla fitta e caotica copertura arborea della foresta. È stato dimostrato che anche la sensibilità olfattiva delle scimmie a diversi tipi di alcol è molto elevata.

Fatturazione elettronica: tutti i vantaggi

 

Uno del motivi principali per cui la comunità europea ha messo l’acceleratore sull’introduzione della fatturazione elettronica in Italia riguarda la possibilità – connessa intrinsecamente all’adozione di questo strumento digitale  – di abbattere l’evasione sull’IVA. I vantaggi che derivano dall’adozione della fatturazione elettronica, tuttavia, non sono legati esclusivamente alle casse dello stato. Anche gli imprenditori e gli stessi funzionari della pubblica amministrazione possono ottenere enormi benefici dall’adozione di questo strumento digitale. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

La fatturazione elettronica, in sostanza, introduce la possibilità di trasmettere telematicamente le fatture sia ai destinatari della fattura che all’Agenzia delle Entrate. In questo modo il controllo fiscale da parte dello stato è immediato e anche per il contribuente la possibilità di sbagliare è praticamente nulla. La tradizionale fattura in formato cartaceo, infatti, porta con sé una serie di svantaggi: il rischio di commettere errori di calcolo, la necessità di conservare pile e pile di carte in archivio, nonché i costi legati alla carta e alla stampa. Tutti questi problemi scompaiono letteralmente nel momento in cui si passa al formato digitale. Naturalmente, gli obblighi di legge anche in tema di conservazione delle fatture elettroniche restano; l’emissario della fattura, infatti, è tenuto in ogni caso a conservarne una copia sempre nel formato digitale. Uno studio condotto dalla comunità europea, inoltre, testimonia come nel giro di soli 6 anni il risparmio legato all’adozione della fattura elettronica da parte delle piccole e medie imprese potrebbe essere pari a circa 1450 milioni di euro. Si tratta di cifre davvero impressionanti che si traducono in costi abbattuti dalle imprese e, quindi, in possibilità concrete di rimettere in circolo denaro che -altrimenti – non sarebbe stato a disposizione del mercato economico. Secondo il parere della comunità europea, inoltre, l’adozione del formato digitale da parte delle piccole e medie imprese potrebbe giovare direttamente agli imprenditori che si vedrebbero ridurre anche i tempi legati ai pagamenti delle fatture. Attraverso la trasmissione digitale, infatti, il contatto tra ricezione della fattura da parte del destinatario e successivo nonché relativo pagamento diventa più breve. L’imprenditore, inoltre, potrebbe avere anche maggiori garanzie sulle fatture non pagate, con una conseguente possibilità di vedersi abbattere i costi legati alle imposte IVA nel caso della fatture rimaste insolute. Non è tutto. I vantaggi legati all’induzione della fatturazione elettronica si riverserebbero anche sull’ambiente: stampare meno carte, infatti, significa spendere meno energie e contemporaneamente sprecare meno carta appunto. I soli costi legati alla fatturazione elettronica e agli archivi sarebbero pari a circa 42 milioni di euro ogni anno.

Alla scoperta di Cagliari

cagliariAi limiti meridionali della vasta piana del Campidano, splendidamente affacciata sull’ampio Golfo degli Angeli, sorge Cagliari, la più importante città della Sardegna. Fin da quanto i Fenici la fondarono come centro commerciale per favorire i traffici nel vasto mare Mediterraneo, Cagliari è andata sempre più acquistando importanza fino ad assumere il ruolo di città guida dell’isola. Alla straordinaria suggestione dei panorami nei quartieri vecchi, si affiancano gli interessanti aspetti dei numerosi centri contigui che, caso unico, in Sardegna si saldano con la città, creando un’area metropolitana riconosciuta ufficialmente dal Governo, che supera i 400.000 abitanti e che ha in Quartu Sant’Elena il secondo centro, con circa 90.000 abitanti.

La città di Cagliari è il centro direzionale della Sardegna, vi si tengono i principali eventi sportivi, culturali e incontri di tipo economico e finanziario, come la fiera campionaria della Sardegna. Cagliari è perciò strutturata, anche grazie all’attivo porto merci, per espandersi nell’area del Mediterraneo, come punto di accesso di economie in espansione dal Nord Africa e dal Sud dell’Europa. Tra i migliori posti dove poter organizzare workshop e ricevimenti spicca sicuramente il Convento San Giuseppe una dimora tradizionale, tra le migliori della città, moderna e contemporanea per la funzionalità, suggestiva per l’ambiente e la cornice architettonica. L’intera città per il suo clima si presta ad essere presa come punto di partenza, per una vacanza in giro alla provincia. La zona occidentale conosce spiagge e luoghi magici come Nora e Santa Margherita di Pula, nonché le bianche spiagge di Chia. Un agglomerato di cale e arenili che fanno da limitare a un territorio tutto da scoprire, come quello del Sulcis Iglesiente.

Nella zona più settentrionale della provincia di Cagliari, l’ondulata piana si salda con una serie di colline arrotondate, dominate dall’inconfondibile profilo della famosa Giara di Gesturi, il vasto altopiano circondato da una serie di paesini, accanto ai quali sorgono spesso le notevoli vestigia archeologiche dell’età dei nuraghi: qui, il villaggio nuragico di Barumini, riconosciuto come patrimonio mondiale dall’UNESCO, e la presenza dei cavalli selvaggi nella vicina Giara, in pericolo di estinzione, costituiscono un richiamo turistico di importanza indiscussa. Altrettanto suggestiva è infine la zona costiera sud-orientale, che per le molteplici bellezze ambientali, ha registrato negli ultimi tempi un notevole incremento turistico, soprattutto nella zona di Villasimius e di Muravera (Costa Rei).

Trattative e segreti con la Mafia: il maxiprocesso

La trattativa Stato – Mafia è all’interno di una cornice ancora tutta da verificare, oggetto di indagini, ma anche di molti speciali di Michele Santoro, con in studio Vito Ciancimino. Si può peraltro dire che la più grande vittoria dello Stato contro la Mafia è stato il maxiprocesso. La risposta di Cosa Nostra fu il triplice assassinio di Salvo Lima, punito per non aver più difeso le istanze della mafia e politico strettamente collegato all’allora presidente del consiglio Giulio Andreotti. A questo cadavere eccellente seguirono le due efferati stragi di Capaci e Via D’Amelio, con le quali il clan dei Corleonesi, decise di eliminare i suoi più due grandi nemici: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Questi due giudici istruttori, capi del pool antimafia di Palermo, erano stati i protagonisti principali del maxiprocesso contro la mafia. Il 10 febbraio del 1986 aveva inizio a Palermo, in un clima di grande tensione, il maxiprocesso contro la mafia, che vedeva ben 456 imputati, accusati di far parte dell’organizzazione mafiosa Cosa Nostra, al tempo dominata da Riina, Bagarella e Provenzano. La Corte d’Assise di Palermo, presieduta da Alfonso Giordano, pronunciò la sentenza dopo ventidue mesi di udienza e trentacinque giorni di camera di consiglio. Accogliendo la richiesta dei pubblici ministeri Giuseppe Ayala e Domenico Signorino, furono condannati all’ergastolo tutti i componenti della cosiddetta “cupola”, il massimo vertice dell’organizzazione composto oltre che da Riina e Provenzano, anche da Pino Greco, Michele Greco e Filippo Marchese.

Si registrarono, inoltre, complessivamente condanne per 2665 anni di carcere, multe per 11 miliardi di lire; 114 assoluzioni con differenti formulazioni, una che riguardava anche il boss Luciano Liggio, allora ancora in carcere.

Il Maxi processo era stato condotto sulle basi delle indagini del pool della procura di Palermo, costituitosi per affrontare in modo organico e competente tutti i procedimenti che riguardavano la mafia, in modo da collegare i file e mettere appunto delle strategie di contrasto più efficaci. Il consigliere istruttore Antonino Caponnetto era affiancato da Falcone, Borsellino, Leonardo Guarnita, Giuseppe di Lello operava su più fronti, utilizzando anche lo strumento dei pentiti. La realtà rivelata da Tommaso Buscetta cambiò radicalmente la visione della mafia, che fino allora era rimasta abbastanza opaca: egli aveva sostenuto, nei lunghi interrogatori, che Cosa Nostra era sostanzialmente un’organizzazione gerarchica militarizzata, con una direzione affidata alla cosiddetta cupola, che aveva diviso incarichi anche nelle basi provinciali e cittadini (mandamenti e famiglie).

Secondo questa tesi i membri della cupola erano i mandanti responsabili di tutti i delitti commessi dall’organizzazione. Mentre il processo era in corso, all’interno delle cosche mafiose siciliane, si realizzarono ampi processi di ristrutturazione, testimoniati dalla generale crescita dei delitti complessivi, passati sotto il nome di guerra di mafia. La situazione si presentava ancora più grave se consideriamo la crescente infiltrazione mafiosa nel tessuto imprenditoriale delle regioni del Meridione, ma anche nel Lazio e successivamente al Nord, come dimostrano i processi e le operazioni antimafia portati avanti dalle procure di Milano, Bologna e Torino.

Le spedizioni veloci di We ship

L’esplosione dei negozi on line nel mondo ha generato una serie di cambiamenti che se per alcuni (vedi i negozi tradizionali) hanno rappresentato un enorme svantaggio; per altri invece hanno disegnato e aperto la strada ad una serie di nuove attività. I vantaggi dei negozi on line sono moltissimi sia per i proprietari che per gli utenti/consumatori.

Perché aprire un negozio on line

I proprietari hanno la possibilità di evitare una lunga serie di spese che dovrebbero inevitabilmente affrontare nel caso in cui decidessero di aprire un negozio fronte strada. E’ sufficiente pensare, ad esempio, alle spese legate all’affitto di un locale, alle bollette di acqua, luce e spese pubblicitarie oltre che naturalmente alle tasse comunali sui rifiuti ed eventuale occupazione del suolo pubblico. Tutto ciò è sostanzialmente assente quando si apre un negozio su internet anche se, naturalmente, un commerce è un negozio a tutti gli effetti e – in quanto tale – i proprietari devono esporre regolare partita IVA, iscrizione al REA e pagare tutte le tasse sul proprio fatturato. Anche fronte dei consumatori non mancano i vantaggi nell’acquisto on line; spesso, infatti comprare su internet significa risparmiare molto sul prezzo rispetto a quanto accade per un tradizionale negozio. Questo accade proprio perché gli ecommerce hanno la possibilità di applicare importanti sconti sui prodotti, non dovendo sobbarcarsi tutte le spese che invece ha un negozio tradizionale. Naturalmente, lo sconto aria da negozio a negozio e – generalmente – ne esiste uno che oscilla tra il 20 e il 70%.

Vantaggi per tutti: anche per i corrieri

Il boom dei negozi on line, tuttavia, non ha giovato solo ai consumatori ma anche ad categoria professionale precisa, quella degli spedizionieri. I corrieri espresso, in effetti, negli ultimi anni hanno conosciuto una vera e propria impennata nel fatturato proprio grazie alla crescita degli acquisti on line. Per farsi un’idea, basta pensare che per ogni oggetto comprato su internet c’è un corriere che viene interpellato per la spedizione. E questo accade in ogni parte del mondo. Si tratta di un incremento davvero importante che – se in Italia non conosce ancora numeri da capogiro – nel resto del mondo, invece, è un vero è proprio successo. E’ il caso di We ship (https://weship.to), per esempio, corriere espresso emergente con sede a Dubai che pur essendo attivo solo da qualche mese ha già raggiunto traguardi importanti, gestendo spedizioni negli Emirati Arabi in quantità davvero impressionanti. Inoltre, nell’epoca 2.0 anche i corrieri si sono adeguati alle nuove tecnologie; oggi, infatti, per spedire un pacco non è necessario recarsi di persona presso la sede del corriere ma, proprio come nel caso di We ship, è sufficiente mandare un messaggio via What’s up oppure inviare una semplice mail; un corriere si presenterà a ritirare il pacco e lo consegnerà a destinazione anche in meno di 24 ore. La velocità dei nuovi servizi di spedizione, quindi, rischia di infrangere anche l’ultimo tabù che ancora esiste per gli acquisti on line: le lungaggini sui tempi di consegna sono finite e per i negozi più importanti anche la resa è gratuita.

La produzione dei video

produzione video time lapse

È facile sottovalutare l’importante cambiamento che si è verificato nel mercato delle dSLR negli ultimi anni, per come siamo abituati a vedere diventare i prodotti sempre più economici, più sofisticati e più piccoli. Ma una grossa novità ha ora trasformato il mondo dei film.

Come girare un video in alta qualità

Anche se le fotocamere dSLR registrano video di qualità accettabile da diverso tempo, solo dall’arrivo della Canon 5D II hanno raggiunto un livello che ne consente un uso professionale. In passato uno degli ostacoli per i registi era che anche le videocamere ‘prosumer’ (di fascia intermedia tra professionale e amatoriale) avevano obiettivi fissi con era arduo ottenere una ridotta profondità di campo e che limitavano l’aspetto del filmato. Ora tutto questo é cambiato.

Se è il vostro primo giorno di lavoro come registi, potreste desiderare di aver frequentato una scuola di cinema . Se sete intimiditi da quello che succederà, può confortarvi sapere che, grazie a internet, non è mai stato così facile imparare qualcosa sulla cinematografia o su come girare e film con un budget limitato. Il procedimento in passato non era costoso e laborioso e l’unico modo di diventare registi o direttori della fotografia era di costruirsi una carriera dai gradini più in basso, iniziando con il pulire i pavimenti e con l’accatastare le pellicole fino a regolare la messa a fuoco. Parlando di pratiche storiche, una precisazione sulla terminologia adottata.Video si riferiva a riprese registrate su nastro magnetico e ‘film’ a quelle su pellicola in formato 16 mm o 35 mm. Oggi che è tutto digitale, quando parliamo di film o video, intendiamo sempre una registrazione di immagini in movimento con una camera.

Potete giare un filmato di qualità professionale con una dSLR dotata di funzione video usando libera un’ampia gamma di obiettivi. Molti studi professionali usano regolarmente dSLR al posto di attrezzature che costano centinaia di volte tanto. Dai lungometraggi al Dr. House sono state usate dSLR in produzioni di tutto il mondo: pur ancora qualche limite, hanno senza dubbio cambiato sempre l’arte della cinematografia.

Time lapse

Tra le tecniche di produzione cinematografica più moderne c’è sicuramente quella del time lapse. Si tratta di una tecnica molto in voga negli ultimi anni che consiste fondamentalmente in un’accelerazione quasi convulsiva dei fotogrammi che girano ad una velocità più bassa rispetto a quanto accade nella tradizionale produzione cinematografica. In questo senso la scena viene catturata ad una velocità talmente alta che il time lapse riesce a rappresentare cose che, con una normale percezione visiva, non si riuscirebbero a vedere. Ad esempio, le nuvole che si muovono durante il giorno, il movimento delle stelle, o il movimento dell’acqua del mare. Una produzione time lapse può essere applicata a diversi settori. A discapito di quanto si possa immaginare, infatti, non si possono godere le bellezze di questa tecnica solo se applicate al paesaggio; produzioni time lapse, infatti, possono essere create per video aziendali ma anche per semplici blog personali. L’effetto è in ogni caso stupefacente ed originale.